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 Venerdì 13 Maggio, ore 18

Sala Castagna

Biblioteca Comunale

via Ariosto

 

Invita alla conferenza:

 

L’interesse culturale dei piccoli musei sardi

per l’eredita’ sociolinguistica dell’Antico Vicino Oriente

 

relatore:      Sergio Sassu, ricercatore di storia  socioeconomica;

Interviene:  Gianfranco Congiu, assessore alla Cultura  del Comune di   Macomer.

 

Seguirà l’intervento dei presenti

 

            Ai partecipanti all’evento è richiesta la mascherina FFP2

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L’ultimo articolo inviato dal nostro socio Sergio Sassu

NURAGHI

In precedenza è stata rilevata la  centralità della Sardegna nel mediterraneo e la possibilità di un approdo nell’isola nel corso dei millenni  con qualsiasi mezzo galleggiante, agevolati dalle correnti marine e dei venti prevalentemente occidentali. I trasferimenti fisici e socio economici di diverse etnie  nel corso dell’età del neolitico e bronzo (2800-1200 a.C. circa)  si stabilizzavano  prevalentemente nell’area centro occidentale  dell’isola dotata di maggiori risorse naturali .  Con un balzo avanti nel tempo, intorno all’inizio del II millennio   l’uomo cominciò a costruire capanne corazzate che nel corso dei secoli successivi presero tutte il nome di nuraghe (o nurachi) termine attualmente corrente, ma con  un significato diverso dal concetto edilizio di Ur/Uri/Iri/ muhru/duru. Un’interpretazione corrente definisce il nuraghe(chi) “mucchietto di pietre”  che già,  con una riflessione iniziale  non conferisce  dignità  di significato a tante costruzioni simili. Diversamente da Ur e DUR(U) che individuano oggettivamente la costruzione/fortezza  nuragica, l’uso del  prefisso “NUR”  è stato rilevato  in  diverse aree dell’antico vicino oriente per invocare la protezione di divinità.  Per la  civiltà Sum III dinastia mesopotamica  (XXII sec. a.C..). Nur corrispondeva alla parola “luce”, interpretabile come “splendore” atteggiamento  di devozione verso la divinità del luogo e/o esaltazione della forza creativa del sovrano realizzatore delle opere pubbliche. Ancora oggi “Nur” rientra nella cultura tradizionale islamica come dedica per la protezione di villaggi e costruzioni.. Sulle  ricerche del significato di   Nur si è dedicato Seminara – Univ. La Sapienza) studiando  le espressioni dedicate all’invocazione della protezione divina “Nur Adad” (splendore di Adad). Possono essere citati i monti “Amanus” localizzati tra l’attuale Syria e Turchia e denominati tradizionalmente  Nur Dağları -montagne della luce celeste-. Tra le terre del  bacino del mediterraneo  la  Sardegna si distingue per la denominazione Nur   associata alle costruzioni ciclopiche, simile alle terre  di Canaan/ Siria/Mesopotamia.  Spesso le comunità localizzavano i nuraghi  vicino a fonti idriche e terre produttive in un insieme di economia e  religione, usando la protezione della divinità e la forza per tutelarne il possesso. In tutta la Sardegna “Nur” è il termine che distingue le costruzioni ciclopiche, sopravvissuto fino ai nostri giorni, probabilmente per la sua autorevolezza e  diffusione in tutto il territorio sardo, soggetto a un equilibrio di religione ed economia. Il termine “nuraghe” viene scisso in parti elementari  NUR+ A+KI (ghe) a cui può essere aggiunto il “nome o simbolo di una divinità”    espressi in più lingue stratificate nel tempo scoperte negli  archivi delle città siriane di Mari, Ebla  regione Fenicia.  Può essere scomposto e letto  “NUR (splendore)”. A (dell’acqua ,lingua accadica). Ki/Kia  (della terra sacra, lingua accadica). seguito dalla denominazione della divinità protettrice. Quest’ultima può essere rilevata nel territorio di Macomer, Scano Montiferro, Baunei ed altre località in corso di esame. Nella denominazione del  Nuraghe Tamuli/TamuEli, Taddu, Nurilo,  si può intravvedere la caratteristica di una società profondamente religiosa  nell’invocazione della protezione di una divinità o del suo simbolo.  A Macomer  Tamuli/tamueli ( il cielo perfetto di Ili- lingua accadica). A Scano Montiferro  “Taddu” individua  la divinità della “pioggia buona o violenta   (Ishkur/(H)Adad/Taddu/El – divinità siro mesopotamiche).A Baunei .Nurilo/Nur.ilu (splendore di Ilu).  Il/El/Ilu  appartengono alla cultura della Siria occidentale e della regione di Canaan (compresa fenicia e Palestina) e le divinità delle città stato di Ugarit, Byblos,  venivano ritenute portatrici  della  pioggia buona beneaugurale o violenta punitiva per l’uomo. Il   simbolo della divinità era “Su Razu”- il fulmine buono o cattivo tenuto nella mano destra, che illuminava nel bene o distruggeva nel male, termine ancora usato ancora oggi in espressioni emozionali nell’interno della Sardegna (razu chi ti falet).

Diritti riservati © Sergio Sassu 

 

Seconda parte Articolo Sergio Sassu

“Nuraghi -costruzioni socio economiche dell’età del bronzo” sempre con diritti riservati.
Il socio Sergio Sassu è a disposizione per eventuali chiarimenti.

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Articolo Sergio Sassu

Il socio Sergio Sassu inserisce la prima parte di una ricerca riguardante l’identità culturale sarda nella preistoria.

La lettura è riservata esclusivamente ai soci.

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