La civiltà neolitica sarda (Caterina Bittichesu)

I dati archeologici parlano di flussi migratori provenienti dall’Africa o dal Meridione d’Italia e
diretti verso il Nord del Mediterraneo e la costa catalana, passando per la Sardegna e la Corsica.
Nel Neolitico si notano radicali cambiamenti poiché da un sistema di sussistenza, basato su caccia
e raccolta, si passa a quello incentrato sull’agricoltura e sull’addomesticamento e allevamento
degli animali.
L’uomo scopre la ceramica, conosce l’arte dell’intreccio, sa filare e tessere. L’industria litica e in
osso fa un salto di qualità.
Sorgono i primi villaggi all’aperto con capanne seminterrate con armature di pali coperte da erbe
palustri. Questi saranno il germe della città e della civiltà, nel senso più preciso del termine di
Civiltà urbana.
La disponibilità di cibo e il sistema di vita più comoda contribuisce all’aumento della popolazione.
Si pratica il culto dei morti e della dea Madre.
Il commercio dell’ossidiana di Monte Arci, iniziato nel Mesolitico, diviene più sistematico e
raggiunge l‘Italia centro-settentrionale, la Provenza e tutta la Francia meridionale.
Il Neolitico antico (6000-4000 a.C.) viene suddivisa in tre fasi:
Su Carroppu (6.000-4.700 a.C.)
Grotta Verde (4.700-4.300 a.C.)
Filiestru (4.300-4.000 a.C.)
La cultura di Su Carroppu è la cultura della ceramica cardiale
La denominazione cardiale deriva dall’impressione a crudo tramite l’utilizzo del Cardium, una
valva di conchiglia. I confronti più diretti per quanto riguarda questa facies sono da ricercarsi in
area tirrenica, tanto che si parla di Cardiale tirrenico.
La GROTTA di FILIESTRU – MARA (4.300 – 4.000 a.) La grotta è stata divisa in più vani da
strutture litiche e, oltre a servire come abitazione, nella zona più interna, veniva usata per seppellire
i defunti.
I reperti ci mostrano una cultura evoluta composta da genti dedite all’agricoltura, all’allevamento e
alla caccia. Particolarmente significativo è stato il ritrovamento, in una cavità del terreno, di un
gruppo di vasi interi con corpo arrotondato, collo concavo e quattro piccole anse. Dei vasi, uno
conteneva ocra rossa, mentre gli altri due erano colmi di una sostanza nera, usata probabilmente
come colorante. Il colore poteva essere utilizzato per dipingere le ceramiche, oppure per colorare le
fibre vegetali o animali
Viene inoltre notata la quasi totale scomparsa delle precedenti forme di decorazione vascolare. E’
del tutto assente la decorazione cardiale.
Il secondo momento della Cultura di Filiestru è caratterizzato da una ceramica che presenta una
decorazione limitata ad alcune parti del vaso, generalmente il collo e le anse. Compaiono gli
anelloni in pietra verde che trovano riscontri in Corsica e nella penisola italiana.
L’industria litica della Cultura di Filiestru è rappresentata da strumenti vari, realizzati in ossidiana
ed in selce. Si tratta, soprattutto, di reperti dell’industria microlitica, caratterizzata dalla lavorazione
geometrica per produrre piccoli oggetti, come punte di lancia, raschiatoi ecc., simili a quella
sviluppatasi nel mesolitico.
Cultura di Bonuighinu (Neolitico medio, 4000-3400 a.C.)
Sorgono i primi villaggi all’aperto. Le prime comunità agricole coltivavano grano, orzo, segale, leguminose (fave, piselli, lenticchie, veccia, ceci) e lino, importante sia per i semi sia per le fibre che potevano essere tessute, ma basa la sua economia anche sull’allevamento del bestiame
particolarmente del bovino che risolve rilevanti necessità esistenziali. Il bovino infatti è oggetto di
ricchezza, riserva di cibo, mezzo di trasporto, strumento utile o indispensabile per l’agricoltura,
segno di forza e simbolo di fecondità.
Il simbolo bovino diventa perciò parte integrante del rituale funerario, assumendo una funzione
mitica e propiziatoria.
Nelle tombe e nella cultura materiale è frequente la sua rappresentazione in quanto rappresenta la
risposta simbolica ai bisogni esistenziali del cibo e della continuità del gruppo.
L’asse portante dell’ideologia funeraria è la credenza in una vita ultraterrena e quindi l’esigenza di
assicurarsi per questa una dimora migliore , ma non dissimile dalla dimora del vivo.
LE DOMUS DE JANAS più antiche risalgono al Neolitico Medio.
Sono state rinvenute alla fine degli anni ’60 del secolo scorso nell’abitato di Cuccuru S’Arriu, a
breve distanza dalle capanne.
Nelle sepolture, di forma ovale, giaceva il defunto, in posizione fetale, con una statuina della dea
madre nella mano destra.
Tra gli schemi figurativi di origine domestica che si svilupperanno nelle domus de janas e nell’arte
mobiliare troviamo:
1. la rappresentazione di un animale cornuto, la protome o le corna;
2. il motivo a scacchiera.
La ceramica di Bonu Ighinu è raffinata e presenta incisi a crudo, e con diversi strumenti e tecniche,
rombi, linee, fregi a zig zag…
Le ceramiche di uso quotidiano Bonuighinu si differenziano nell’impasto e nelle decorazioni da
quelle usate per il culto. Comprende scodelle emisferiche e vasi a collo quasi sempre prive di anse
ma con piccole protuberanze per la presa, Sono stati ritrovati anche mestoli e cucchiai. La
decorazione avveniva a crudo e con diversi strumenti.
La cultura di San Ciriaco (3400-3200 a.C.) prende il nome da un insediamento neolitico di
Terralba (OR)., vicino alla chiesa di San Ciriaco, indagato da E. Atzeni.
Le genti San Ciriaco sono prevalentemente agricoltori. Adorano la Dea Madre, il cui culto è
testimoniato dalla presenza nelle sepolture di statuette in “stile volumetrico”, Di questo periodo
sono i primi simboli taurini e le prime tombe scavate nella roccia note come domus de janas che
saranno utilizzate fino alla prima età del Bronzo.
Le ceramiche sono di buona qualità, inornate e di colore rosso-bruno o grigio e giallo.La cultura di
San Ciriaco porta a compimento la neolitizzazione della Sardegna, attuando mutamenti nell’assetto
sociale di cui la cultura di Bonu Ighinu era il preludio.
Neolitico superiore (4000-2900 a.C.) Cultura di San Michele o Cultura di Ozieri
La Cultura di San Michele, nella storia della Sardegna si può definire la prima Cultura le cui
espressioni della vita sociale, materiale e spirituale, si trovano uniformi in tutto il territorio
dell’Isola. Il che ci permette di parlare non più di semplici aspetti culturali di alcune popolazioni, ma
di una vera forma di Civiltà, la prima grande Civiltà sarda.
L’affermarsi dell’agricoltura determina un cambiamento di vita radicale, la caccia passa in
secondo piano e gli animali domestici sono parte integrante della vita del clan.
Si costruiscono arnesi da lavoro rifiniti e sofisticati, utensili quali: macine, pestelli e vasellame di
diverse forme e per diversi usi.
La ceramica è sempre più rifinita e funzionale, costituita da tazze carenate, vasi a cestello, ciotole,
vasi biconici colorati di rosso, decorati da cerchi, spirali, festoni, stelle e figure umane incisi e messi
in rilievo con l’ocra o con pasta bianca.
Nascono veri e propri villaggi con capanne spaziose.
Il culto dei morti vede la costruzione di tombe ipogeiche, semplici o complesse.
Al centro della vita religiosa dell’uomo di Ozieri è il culto alla dea madre, datrice di vita, ma anche
artefice del destino dell’uomo.
Il culto alla dea è affiancato da quello per il dio toro, segno di virilità e procreazione. La dea madre
e il dio toro sono rappresentati, nei luoghi di sepoltura, con dei cerchielli o spirali la prima e con le
protomi taurine il secondo.
Rispetto alla cultura Bonu Ighinu, la dea madre è rappresentata in forma stilizzata, appiattita e
assume un aspetto cruciforme.
Alla Cultura di Ozieri si deve il primo impianto del tempio di Monte D’Accoddi: il più grande e il
più sorprendente monumento preistorico del Mediterraneo
Per influenza del megalitismo, nella cultura di San Michele iniziano ad imporsi i menhirs, e le
tombe subaeree: i dolmen
Il passaggio dal Neolitico superiore all’Eneolitico nell’isola si deve a genti provenienti dal mondo
egeo-anatolico, meno evolute delle genti San Michele, ma meglio armate poiché conoscevano la
metallurgia in una fase avanzata di sviluppo e possedevano armi e strumenti più funzionali di quelli
delle popolazioni indigene sarde.
L’invasione dei Monte Claro antichi, oltre ad indebolire vistosamente le comunità Ozieri,
determinò per contraccolpo degli arrivi dall’occidente, in particolare dalla Francia meridionale e
dalla penisola iberica: genti amiche dei sardi di Cultura San Michele, dedite alla pastorizia e
pertanto più austere e semplici, che praticavano l’ideologia megalitica, ma non erano ancora in
possesso delle tecniche metallurgiche.
Lo scontro fra questi due gruppi determina la fine delle pacifiche genti di cultura San Michele
lasciando il posto alla Cultura di Filigosa – Abealzu del primo Eneolitico.